Cany Randagy
venerdì, 25 luglio 2008
13:00

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Quel ramo e quell'ago sul comò

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Isaac era un giovane fanciullo che nel tempo libero (e ne aveva parecchio) andava a rubare le mele nel campo di Dino il contadino.
Il ragazzo aveva un difetto: era convinto di essere un genio e considerava il resto dell'umanità come una massa di ignoranti.
Quel giorno, dopo essersi riempito la pancia con i frutti di Dino, si mise in panciolle sotto un albero.
Una mela gli cadde in testa e scoprì la forza di gravità.
Felice per la grande scoperta si mise a correre per i campi, finchè si imbattè in Dino che gli chiese:"cos'è tutta questa gioia giovane Isaac?"
"Ho fatto una grande scoperta Dino!"
"Dimmi, di che si tratta?" chiese l'agricoltore.
"Dino" disse il ragazzo "lo sai che la terra ti attrae?"
"Certo che lo so, se no facevo il giornalaio non il contadino, e se e per questo anche mia moglie mi attrae abbastanza" fu la risposta.
"Ma no, intendo dire...."
"Ah tu parli della forza di gravità" lo anticipò Dino.
Isaac rimase sbalordito.
"Mah, quella è poca cosa" continuò Dino "io parlavo dell'attrazione che provo per la terra, la terra che lavoro da tutta una vita e che mi restituisce meravigliosi frutti. Io parlo dell'attrazione che, dopo tanti anni, provo ancora per mia moglie. Io, caro Isaac, sto parlando di una forza molto più grande della gravità, sto parlando di passione, sto parlando della forza dell'Amore".
"Dino, tu oggi mi dai una grande lezione di vita, cosa posso fare per sdebitarmi?" chiese Isaac.
"Beh, smettere di rubarmi le mele sarebbe un buon inizio" rispose Dino.
"Ehm.. certo... ora devo proprio andare" farfugliò il giovane e se ne andò.
Isaac non faceva altro che pensare al grande messaggio che Dino gli aveva trasmesso, quando incontrò il medico del paese.
"Buongiorno dottore!"
"'giorno".
"Come sta?" domandò Isaac.
"Non molto bene figliolo, son depresso"
"E come mai? Lei è sempre stata una persona  allegra e molto vivace".
"Sì, allegro e molto vivace.Eccheccazzo, sono un medico mica una sonata di Beethoven.
In ogni caso non lo sono più purtroppo, mi sono ammalato da quando ho trovato mia figlia che faceva l'amore con tre civette sul comò.
Ambarabaciccicoccò"
"Che intende dire, precisamente, con ambarabaciccicoccò?" chiese Isaac.
"Niente, ma fa rima con comò".
"Giusto" fece Isaac "posso aiutarla in qualche modo ad alleviare la sua pena?".
"Una cosa potresti farla. La prossima volta che vai a rubare le mele a Dino, portane qualcuna anche a me."
"Com'è che tutti sanno sta cosa?" pensò Isaac "ed io che credevo di avere un passo felpato ed un'agile andatura".
"Ma non portarmene una al giorno, altrimenti mi leverai di torno" aggiunse il medico.
"Ehm.. certo... ora devo proprio andare" rifarfugliò il giovane e se ne andò.

Qualche mese dopo.

Qualche mese dopo Isaac sperimentò sul campo la forza dell'Amore di cui aveva solo sentito parlare.
Si innamorò (ironia della sorte) della figlia del dottore che (reironia della sorte) si chiamava Melania.
Adesso capiva le parole di Dino.
Era vero: la forza dell'Amore è più grande della forza di gravità, quando sei innamorato, infatti, ti sembra di volare a due metri dal suolo.
Tutti erano felici, il medico guarì, Isaac era innamorato e a  Dino non rubavano più le mele.
Anche stavolta l'Amore aveva trionfato su tutto e su tutti.
Isaac e Melania si sposarono,e la notte del matrimono, fecero l'amore per ore e ore e ore.
Sul comò.
Ambarabaciccicoccò.

mercoledì, 23 luglio 2008
15:07

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Infinito Copyright

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Sul marciapiede di una strada di periferia di un piccolo paese italiano lavorano, tutte le sere, alcune prostitute.
Gli abitanti del paese erano stufi del via vai dei clienti, ed inoltre era poco morale vedere delle donne che vendevano il loro corpo proprio sul marciapiede di fronte alle loro case.
Di seguito alle continue proteste degli abitanti, dunque, le retate della polizia si moltiplicarono.
Per sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine, le prostitute, avevano preso l'abitudine di andare a nascondersi su di un grande albero che si trovava nel parco lì vicino.
Col tempo quell'albero venne soprannominato "L'albero delle zoccole".
Un giorno alle prostitute si presentò il regista Ermanno Olmi che furibondo si mise ad urlare :"Cos'è questa storia dell'albero delle zoccole? Vergogna! Prendere così volgarmente in giro un capolavoro del cinema italiano!"
Una delle prostitute, famosa nel gruppo per la sua spiccata sensibilità, per la sua fine cultura e per la sua forbita dialettica, si rivolse al regista e disse:
"Olmi, che cazzo dici?"
"Voi non potete prendervi giuoco del mio grande film con questa pagliacciata del soprannome dato all'albero!"
La donna rimase alcuni secondi in silenzio, pensierosa, e poi disse di nuovo:
"Olmi, che cazzo dici?"
"Va bene, va bene, ho capito. Con voi non ci può essere dialogo, mi rivogerò ai miei avvocati! Questa storia non finisce qui!" E se ne andò.
La prostituta decise di andare oltre e, di sua iniziativa, fece piantare accanto all'albero delle zoccole due olmi.
Il regista tornò e tuonò :"Questo è troppo, vi prendete beffa anche del mio cognome ora?"
Lei, tanto per cambiare disse :"Olmi, che cazzo dici?
Sta a vedere che adesso c'hai il copyraight pure sugli alberi che uno pianta nel parco!"
Intanto un cliente tirava la gonna ad un trans che si era distratto seguendo la diatriba tra il regista e la prostituta e non prestava più attenzione alle sue richieste:"Dai Ramirez" diceva il cliente "lascia perdere quei due e torna a farmi quei giochetti che solo tu sai fare"
Rispose seccato il trans :"Echeccazzo Sircana, un momento di pazienza! Voglio vedere come va a finire!"
Olmi continuava ad urlare inviperito :"Di questo passo , tra un pò in quel parco ci metterete anche 100 chiodi !!!"
"Olmi, che cazzo dici?" disse lei "Siamo puttane mica gestiamo una ferramenta!"
Sconfitto dalla risposta sempre pronta della meretrice, il regista tornò triste a casa.
Aprì la porta e trovò, seduto al tavolo, Raz Degan (in italiano Razzo di pistola) che disse:" Ermanno ti vedo triste, vuoi un goccio di j
agermeister?"
"Oh sì grazie Raz..."
"Ma dimmi Ermanno, cosa ti rende così triste?"
"Sono fatti miei "rispose Olmi.
"Eh no!!" fece Raz "quella frase è mia, c'ho il copyright!"
Olmi lo guardo negli occhi, bevve un sorso di jagermeister e disse:
"Raz, che cazzo dici?"
"Maestro, non mi aspettavo da lei una tale trivialità nell'eprimersi"
"Tu sei completamente ubriaco vero Raz?"
"Come fa a dirlo maestro?"
"Non si è mai visto nè sentito un Raz Degan usare terminii tipo 'una tale trivialità nell'eprimersi'"
"Sì maestro sono ubriaco marcio, lo ammetto. Misero me..." e alzò il bicchiere pieno di liquore "però, brindo alla vita..."
Si spalancò la porta ed entrò Zucchero Fornaciari: "Quello è un verso della mia canzone Miserere. Violazione del copyright!!!"
"Echeppalle con sto copyright ! " dissero in coro Raz ed Ermanno. "Non si vive più. Sentite che ne dite se lasciamo perdere il copyright e invece ci ubriachiamo di jagermeistrer e dopo andiamo tutti a puttane?"
I tre si guardarono negli occhi e poi, in segno di approvazione, si misero a fare la ola e a cantare :"po po poppo po po pooo".
Si spalancò la porta ed entrò tutta la Curva Sud dello stadio Olimpico :"Quello è uno dei nostri cori. Violazione del copyright!"
Avrete certo capito, amici lettori, che è una storia inifnita questa...
Ma ecco spalancarsi la porta di casa mia e  presenta
rsi a me Wolfgang Petersen, il regista de "La storia infinita"  : "E' il titolo del mio film quello! Violazione del copyright!"
Costretto a terminare un post che doveva essere infinito, per non violare i diritti d'autore mi ubriaco di jagermeister con Wolfgang Petersen e vado al cinema a vedere "L'albero degli zoccoli".
Oppure vado con lui sull'albero delle zoccole.
Boh, adesso vediamo.
lunedì, 21 luglio 2008
19:48

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Una struggente storia d'amore

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Carboni Ardenti
ovvero
Una struggente storia d'amore

Luigino era un uomo sui trent’anni che di professione faceva il venditore di libri porta a porta, ma non nel senso che andava a vendere volumi a Bruno Vespa.
Era un uomo solo Luigino.
Con le donne non aveva mai avuto successo e, ad un certo punto della sua vita, dopo aver superato la soglia massima della sopportazione del dolore, aveva smesso di credere nell’amore.
Il suo lavoro lo portava sovente a recarsi in luoghi molto distanti dalla sua abitazione e lo costringeva ad intraprendere dei viaggi molto lunghi.
Capitava, a volte, che dovesse farsi ore e ore di autostrada per giungere sul luogo di lavoro.
Quella sera, appunto, Luigino tornava da un paesino dove era stato a vendere libri e che distava tre ore di viaggio da casa sua.
Mentre tornava Luigino pensava a quanto gli mancasse una compagna e, tristemente, intonava una canzone di quel tal cantautore bolognese che era poi il suo cantante preferito:


Povero Luigino, aveva il cuore ed il glande feriti.
Il primo lacerato dall’amore che non arrivava mai.
Il secondo perché , mancandogli la materia prima, Luigino si ammazzava di seghe.
Quella sera egli aveva gli occhi gonfi a causa delle lacrime.
Quella sera egli aveva il cuore gonfio di tristezza a causa della sua profonda solitudine.
Ed, infine, quella sera egli aveva anche il glande gonfio per i motivi che abbiamo detto sopra.
Arrivato finalmente a casa, Luigino parcheggiò la sua auto nel garage.
Appoggiò una mano sul cofano: era bollente.
Una volta, in un bar, un signore gli aveva detto che se il motore di un automobile scotta a causa di un lungo viaggio, non c’era cosa migliore da fare che, una volta fermi, aprire il cofano e fargli prender aria: si sarebbe raffreddato più in fretta.
Luigino non sapeva se quella cosa fosse vera o no, ma da quel giorno aveva iniziato a farlo ed ormai per lui era un’abitudine.
Aprì quindi il cofano della sua auto e poi entrò in casa.
Era estate ed il sole non era ancora tramontato.
Mentre Luigino si riposava sul divano prima di andare a farsi una bella doccia, fuori, nel cielo d’estate volava un farfalla che, non ci crederete, si chiamava Luigino pure lei.
A differenza del suo omonimo umano, Luigino la farfalla era conosciuto nell’ambiente farfallesco come un vero castigafemmine, un vero stallone.
Era il Rocco Siffredi dell’universo a due ali.
Arrapato come sempre, Luigino la farfalla vide uno splendido esemplare di femmina.
Aveva già deciso. Quella farfalla doveva essere sua.
Senza bisogno di presentarsi o, quantomeno, di tentare un approccio civile, Luigino si lanciò letteralmente addosso alla sua preda ed in pochi secondi le fu sopra: voleva possederla.
Ne aveva possedute a migliaia di farfalle Luigino, ma nessuna gli aveva mai dato le sensazioni che stava provando ora.
Sentì, dapprima, il suo piccolo cuore di farfalla scaldarsi.
Poi mano a mano ogni parte del suo corpicino iniziò ad ardere di passione.
Luigino era tutto un bollore.
La farfalla su cui si era appoggiato, non era quello che lui credeva.
Si trattava, infatti, della valvola a farfalla del motore bollente di Luigino l’umano.
Lo stallone delle farfalle riportò gravi ustioni di terzo grado, ma non esistendo, nel mondo degli insetti, ambulanze ed ospedali, nessuno potè soccorrerlo e morì bruciato sul motore dell’auto del suo omonimo bipede.
Intanto Luigino l’umano si era fatto una bella doccia ed il suo umore era leggermente migliorato.
Tornò in garage e chiuse il cofano della sua macchina.
Del tutto ignaro della struggente storia d’amore che si era consumata all’interno del motore della sua auto, egli fischiettava un motivetto di quel tal cantautore bolognese che era poi il suo cantante preferito:


lunedì, 21 luglio 2008
03:33

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Sindrome di Stendhal 29/12/2006

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Non c'è niente da fare: sono bello.
Porco cane quanto sono bello!
Scusate questo sfogo ma non ce la faccio più a tenermelo dentro.
Sono mesi che lotto contro la tentazione di scriverlo e urlarlo al mondo, ma adesso non ce la faccio più, è giusto che voi sappiate: sono davvero molto bello!
Una volta stavo camminando per le vie del centro di una grande città, quando ho visto un capannello di giovani fanciulle strillanti.
Vinto dalla curisoità mi sono avvicinato e ho scoperto che, nel mezzo, c'era Raul Bova.
Tutte volevano un autografo, una foto, magari un bacio!
Ma quando sono arrivato io, ero talmente bello che
tutte le ragazze mi hanno guardato e in coro hanno esclamato: "Che bello che sei!"
Devo dire che, quel giorno, ero talmente bello che ho offuscato il fascino latino di Raul Bova che in confronto a me sembrava Raul Casadei.
Ci sono dei giorni che sono talmente bello che la gente, vedendomi, sviene in preda alla Sindrome di Stendhal.
Allora mi tocca andare allo stadio a insultare gli Ultrà che mi picchiano e mi riempiono di botte.
Loro sono felici perchè in cinque hanno malmenato uno da solo e si sentono dei veri Ultrà, e io sono contento perchè il mio viso è pieno di botte e lividi e sono un po' meno bello.
Sono sempre bellissimo anche con le botte, però un po' di meno e la gente non sviene più.
E intanto il mondo va avanti e continua a girar su se stesso.
Tutto è molto bello, me compreso.
Gli anni passano, i bimbi crescono e le mamme imbiancano.
Solo io resto sempre di un bello clamoroso.
Almeno fino a che non passa l'effetto della sbornia
venerdì, 18 luglio 2008
17:22

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Batman e Robin 16/09/2006

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Batman Quel giorno Batman era solo nella Bat-Caverna e se ne stava comodamente seduto sulla sua Bat-Poltrona in vera pelle di pipistrello.
Sembrava pensieroso il nostro supereroe.
D'un tratto, ecco entrare Robin, il fedele aiutante dell'uomo pipistrello:"Buongiorno Batman".
"Ciao Robin, senti mi serve un consiglio"
"Dimmi" disse Robin.
"Sì, però prima devo farti un appunto.
Ultimamente mi sembra che tu abbia delle manie di protagonismo.
Ricordati che il capo qui sono io".
"Davvero credi che io abbia delle manie di protagionismo Batman? E cosa te lo fa pensare?"
"Per esempio," disse Batman "perchè parli in grassetto?"
"Ah scusami capo".
"Comunque" continuò Batman " stavo pensando che ogni eroe ha un suo urlo di battaglia, una frase o uno slogan che lo contraddistingue, invece io no.
Per esempio, stavo pensando che potrei dire 'Corpo di mille balene!' ma lo dice già Braccio di Ferro".
"In effetti è un bel problema" commentò Robin.
"Oppure...vediamo...potrei dire 'Giuda Ballerino!'"
"Lo dice già Dylan Dog" gli fece notare il fedele aiutante.
"Allora...dirò 'Io aborrrrrrrro' con 8 erre".
"Giampiero Mughini"
"Uff...dirò... dirò...'Allegriaaaaaa".
"Mike Bongiorno. E poi non mi sembra un urlo di battaglia" puntualizzò Robin.
"Il mio slogan sarà 'non può piovere per sempre'".
"Il Corvo e, qualche volta, Giuliacci".
"Robin, il grassetto!!! Già son nervoso che non trovo lo slogan"
"Scusa capo"
"Eureka!!!" urlò Batman.
"Già usato da Pitagora" disse Robin.
"No cretino, non intendevo dire che 'Eureka' sarà il mio urlo di battaglia.
Dicevo 'Eureka' per dire 'Ho trovato!!!'"
"Davvero? Hai trovato lo slogan capo?"
"Sì, senti Robin, visto che tu sei il mio inseparabile aiutante, e viste soprattutto le voci che corrono sul tuo conto, il mio slogan sarà 'per le chiappe di Robin!'"
"Che voci girerebbero sul mio conto capo?"
"No, niente. Si dice in giro che sei un bravissimo ragazzo.
Però adesso togli la tua mano dal mio Bat-Inguine".
"Scusa capo".
All'improvviso squillò il Bat-Telefono.
"Per le chiappe di Robin" urlò Batman utilizzando subito il suo nuovo slogan "il Bat-Telefono! Qualcuno ha bisogno dell'aiuto dell'uomo pipitrello.
Presto Robin, rispondi"
Robin alzò la cornetta "Pronto?" e rispose al Bat-telefono.
Dall'altro capo una voce chiese "Il Signor Robin?"
"Sì, sono io"
"Siamo della D&G, volevamo comunicarle che la calzamaglia da supereroe color rosa confetto è pronta, potrà passare a ritirlarla in ogni momento".
"Ah sì, grazie mille" disse Robin e riattaccò.
"Chi era?" domandò Batman.
"Oh nessuno. Avevano sbagliato numero..."
Intanto Batman, seduto sulla Bat- Poltrona, contiuava a ripetere "Per le chiappe di Robin... Per le chiappe di Robin... Per le chiappe di Robin... Sì, mi piace proprio".
giovedì, 17 luglio 2008
18:27

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Costantino - Biografia essenziale 15/10/2006

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- Nasce a Milano il 10 Giugno 1974 in un quartiere periferico di Milano dove vive con i genitori, il padre ex guardia giurata, originario di Avellino e la madre ex colf. Finisce le scuole medie e poi comincia a lavorare, o meglio, a cercare espedienti per vivere. - Comincia a fare il barman in alcuni locali, poi abbandona il bancone e sale sul cubo. Inutile dire che le ragazze impazziscono per il giovane e muscoloso ballerino. Poi conosce Apollo e Zeus due spogliarellisti antesignani dei Centocelle Nightmare che lo invitano a entrare nel gruppo. Da qui la scalata al successo. Frequentano tutti i tipi di locali e ogni sera fanno il pienone.
- In poco tempo conquista Lilla Nigro, ex stella delle discoteche. Da lì a salire sul palco del Costanzo Show e ad approdare sulla poltrona di reuccio di Uomini e Donne dalla De Filippi ci è voluto proprio poco.
-
Ha una storia d'amore con Alessandra, una relazione interamente scritta a tavolino dagli autori della trasmissione, una vera e propria sceneggiatura, secondo gli esperti del settore.
- Diventa Imperatore di Roma, sceglie Bisanzio come Capitale che presto prende il nome di Costantinopoli.
mercoledì, 16 luglio 2008
04:26

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L'accettazione

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Un tempo derisi questo sito, ma è inutile negarlo, dovrò seriamente rivolgermi a loro,
 sono divenuto schiavo del porno:


logoldphttp://www.liberidalporno.org/

Ci vediamo da Mario
prima o poi...
mercoledì, 16 luglio 2008
03:33

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Favola breve ma densa di significato

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Sottotitolo:Eutanasia

C’era una volta un contadino.
E c’era anche una pianta.
In realtà di piante nel campo di Tobia (questo era il nome del fattore) ce n’erano molte, ma quella di cui parleremo era la sua preferita.
In assoluto.
La amava più di se stesso.
Dialogava con lei.
Ma da 16 anni a questa parte Tobia stava vivendo uno dei dolori più grandi che un contadino possa provare (oltre al non sapere quanto sia buono il formaggio con le pere): vedere la vita della sua creatura appesa ad un filo.
Tutti i giorni Tobia passava a trovare la pianta, la accarezzava, le parlava…
“Tu sei tutto per me, non posso sopportare di vederti  così, ridotta ad un vegetale...”
E la pianta che non poteva rispondere (in quanto pianta) pensava:
”E grazie al cazzo!"
Non è che sono ridotta ad un vegetale, io SONO un vegetale!”
“Piccola mia”  disse un giorno
all’albero il contadino Tobia* ,
Ci ho riflettuto profondamente, ho dovuto combattere contro tutto e tutti, ma alla fine ho deciso di staccare la spina della macchina che ti porta l’ossigeno. Non posso sopportare oltre di vederti ridotta allo stato vegetale”.
E la pianta, sentendo quelle parole, pensò con un accento romanesco che nessuno sa dove avesse preso :
“Aridaje!
Io SONO un vegetale!”.

Tobia pianse, singhiozzò, recitò alcune preghiere,abbracciò per l’ultima volta la sua amata pianta e poi, con un colpo deciso, staccò la spina e si lasciò andare ad un urlo disperato e da quel giorno....
... non cambiò nulla peché tanto la pianta viveva grazie alla fotosintesi clorofilliana e dell’ossigeno che le forniva la macchina non gliene poteva fregar di meno.

*I lettori più attenti avranno notato l'eleganza e la raffinatezza della rima

 

martedì, 15 luglio 2008
03:38

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Camicie verdi 26/09/2006

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spidermanSpiderman camminava per strada sicuro di sè, quando all'improvviso due mani umane gli strinsero il collo: erano le mani di Max Pezzali.
"Ti ho preso finalmente bastardo di un ragno! Io faccio una canzone che spopola in cui dico che ti hanno ucciso e tu? Tu che fai? Due film! Non uno, due film e li distribuisci in tutto il mondo. E la mia credibilità crolla.
'Ma non lo avevano ucciso? Quel Max pezzali è un gran bugiardo, non ci si può fidare ' diceva la gente, ed ora tutti mi guardano come se fossi un delinquente."
Le mani d Pezzali si stavano stringendo sempre di più attorno al collo di Spiderman, quando altre due mani presero il collo del cantante degli 883: erano le mani di Mauro Repetto.
"Eccoti qui bastardo!Mi hai usato e poi gettato! Per anni tu cantavi ed io, nei video e ai concerti, ballavo e mi muovevo come un idiota sul palco. Non suonavo nessuno strumento, non dicevo una parola, mi muovevo e basta, proprio come un cretino.
Poi, una volta arrivato il successo, mi hai scaricato e sei rimasto solo tu.
A te la fama, il denaro, le donne e a me? Di me è rimasto il ricordo di un deficiente biondo che balla e basta".
Repetto stava quasi per ammazzare Pezzali quando si sentì il fischietto di un vigile.
"Che succede qui?" disse il vigile "smettetela immediatamente o vi faccio arrestare entrambi e tre!"
Ma in realtà il vigile non era un vero vigile.
Era Cristian de Sica vestito da vigile che aveva appena finito di girare uno spot di una nota marca di telefonia.
Il vigile stava iniziando a scrivere il verbale, quando due mani (stavolta non umane) gli si strinsero attorno al collo: erano le mani di E.T.
"E.T. Telefono casa!E.T. Telefono casa!Io deve telefonare casa ma non avere telefono" diceva E.T. che aveva riconosciuto De Sica "tu fare spot per telefoni, tu avere tanti telefoni, dare uno a me che telefono casa!"
E.T. stava rubando il cellulare di De Sica, quando due mani gli si strinsero attorno al collo: erano le mani di Calderoli.
"Eccolo là! Delinquente! Solo rubare sapete! Venite qui e ci rubate il lavoro, le donne e pure i telefoni. Non bastavano gli extracomunitari, pure gli extraterrestri ci si mettono!"
In tutto, si era ormai formata una coda di sei persone che si tenevano per il collo.
Passò di lì Bobo Vieri che si fermò ad osservare quella strana scena e poi disse: "Io non lo so cosa state facendo, ma voglio che sappiate che sono più uomo io di tutti voi messi assieme!" e se ne andò.
Calderoli stava quasi soffocando E.T., quando due mani gli si strinsero al collo: erano le mani di Superman.
"Lascialo stare!Io sono Superman e difendo i più deboli!"
Le mani di Superman stavano stritolando Calderoli, quando un braccio gli si strinse intorno al collo: era il braccio di Wonder Woman.
"Ma bravo! Son capaci tutti di prendersela con Calderoli! Perchè non combatti con qualcuno più forte di te?"
"Gulp!!!" esclamò Superman.
"Finalmente un pò di gnocca" commentò Repetto.
Il braccio di Wonder Woman stava strangolando Superman, quando qualcosa di duro ed eretto le si appoggiò ai pantaloni : era il membro dell'Uomo Invisibile.
L'uomo Invisibile si stava quasi infornando Wonder Woman quando qualcosa  di duro ed eretto si appoggiò ai suoi pantaloni: era il membro di uno sconosciuto che voleva trombarsi Wonder Woman, solo che aveva sbattuto contro l'Uomo Invisibile che stava dietro di lei.
"Chi sei?!?" urlò l'uomo sconosciuto piuttosto incazzato.
"Sono l'Uomo Invisibile, e le le Wonder-chiappe le ho viste prima io!"
Lo sconosciuto si incazzò tantissimo, i muscoli gli si gonfiarono, la camicia si strappò, diventò tutto verde: era l'Incredibile Hulk.
"Bravo!" urlò Calderoli "Verde ed incazzato, proprio come piace a noi Padani!"
Si era ormai formata una fila di 10 persone che si tenevano per il collo.
Passò di lì un giappnese, che vedendo l'insolita scena chiese: " Posso io fotoglafale voi?"
"Sempre a fotografare state!" urlò Calderoli, "possibile che voi cinesi fotografiate qualunque cosa? Non vi basta minare il mercato europeo con i vostri prodotti sottoprezzo?"
"Velamente quelli essele cinesi, io essele giapponese" disse il passante.
"Giapponesi, cinesi, tutti uguali siete".
Passò di lì Nanni Moretti che disse: "Perchè invece di prendervi per il collo, il primo e l'ultimo della fila non si danno la mano e facciamo un bel girotondo tutti insieme?"
"Io non faccio nessun girotondo" esclamò Calderoli "tantomeno con un comunista di merda!"
"Va bene, va bene, era solo una proposta la mia..." disse Moretti e se ne andò.
Poco dopo passò un cinese, anche lui incuriosito dalla scena di 10 persone in fila che si tenevano per il collo si fermò a guardarli.
"Che vuoi,  farci una foto pure tu?" domandò Calderoli,
"No, io essele abitante di Cina. Noi avele glandi mezzi di trasporto (E anche glandi glandi ma questa essele altla stolia),noi avele tleni supelveloci..."
In quell'istante, passò di corsa Vladimir Luxuria, e Calderoli indicanodolo/a disse al cinese "Guarda! Ce l'abbiamo pure noi il Transrapid!!".
E mentre nell'aria echeggiava la grassa e padana risata del leghista, ecco avvicinarsi un santone.
"Salve a voi" disse, rivolgendosi a tutti i presenti.
"Perchè litigate?
Perchè lasciate che l'ira e l'Iran e l'Iraq e l'IRAP abbiano la meglio su di voi?
Unitevi in forma di cerchio e non ci sarà più un primo ed un ultimo, sarete l'Infinito, l'Inizio e la Fine, Lo Ying e lo Yang, Il Cip ed il Ciop, Il Rick ed il Gian, l'Alfa e l'Omega, ed il motivo della vostra rabbia vi sembrerà futile".
Tutti i presenti applaudirono, anche Calderoli fu toccato al cuore dalle parole del saggio e si lasciò sfuggire una tipica espressione padana:"Minchia!Sentito il Santone?"
E così si unirono tutti nella forma di cerchio, alla ricerca dell'Uno, del Tutto, del Nadir e dello Zenit, e già dall'espressione dei loro visi si capiva che stavano tutti meglio e non volevano più la guerra.
Dopo alcuni secondi di riflessione parlò Calderoli: "Grazie Maestro,tu oggi ci hai dato una grande lezione, mediteremo a lungo sulle tue parole".
Il Maestro alzò il dito medio, si tolse la maschera, e con voce e faccia da Nanni Moretti disse: "Alla fine te l'ho fatto fare il girotondo eh? Pirla!"
"Gulp!!!" disse Calderoli.
Avrebbe voluto rincorrere Moretti, ma non poteva spezzare il cerchio dell'Armonia.
Anche perchè a tenerlo per mano c'erano Hulk e Superman e non era il caso di farli innervosire.
Si vide un flash, il passante giapponese aveva scattato la foto.
Così Calderoli fu immortalato mentre, al calar del sole, faceva "giro giro tondo casca il mondo" con Hulk e Superman che lo tenevano per mano e con E.T. sulle spalle che gli tirava le orecchie.
Sullo sfondo si vide sfrecciare un'ombra: era Luxuria che tornava di corsa a casa .
mercoledì, 09 luglio 2008
19:44

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Miti, leggende e domande indiscrete 06/09/2006

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icaroDedalo ed Icaro si stavano preparando a fuggire dal labirinto in cui erano stati rinchiusi.
Dedalo aveva avuto una grande idea per fuggire, avrebbe costruito due paia d'ali e, con della cera, le avrebbe fissate alla sua schiena e a quella del figlio e sarebbero fuggiti.
Mentre costruiva le ali Dedalo si raccomandò: "Figlio mio, quando saremo in volo, non ti avvicinare troppo al sole, la cera che sostiene le ali si scioglierebbe e cadresti a terra."
"Padre mio" rispose Icaro "Padre saggio, Padre ingegnoso, la tua idea è davvero geniale e le ali che stai costruendo sono portentose.
Tuttavia mi pemetto di farti notare che il Sole dista dalla Terra 150 milioni  di Km e nemmeno con le tue prodigiose ali potrei mai percorrere tale distanza!"
"Osi quindi contraddire le parole di tuo padre?" chiese Dedalo.
"No padre,le mie sono semplici constatazioni di carattere scientifico".
"Senti figliolo, noi apparteniamo ad una leggenda, lascia stare la scienza e infilati le ali."
"Ma padre, padre buono, padre amico e mentore, come potranno mai delle ali fittizie muoversi sui nostri corpi e permetterci di volare?" chiese Icaro.
Rispose Dedalo: "Figlio mio,sangue del mio sangue, manifestazione in materia del mio amore per tua madre Naucrate, forte e prepotente si fa strada, nel mio cuore e nella mia mente, l'idea di costruire un paio d'ali di una taglia più grande e di fuggir col Minotauro abbandonando te qui nel labirinto".
"Scusami padre onesto ed integerrimo, guida dei miei passi, hai ragione.
Concedimi solo un'ultima domanda: che razza di nome è Naucrate?"
Rispose Deadalo: "Figlio mio, la tua serie infinita di domande e la tua vivace curiosità, spingono me, tuo saggio padre, a porti a mia volta un quesito: "Vuoi esser ricordato come il figlio del mitico Dedalo o come leggendario rompicoglioni?"
Icaro stava per rispondere alla domanda quando all'improvviso si sentirono dei passi nel labirinto.
Icaro con voce tremante disse: "Padre mio, lo senti il rumore di questi pesanti passi che si avvicinano? E guarda! Guarda padre! La vedi su quel muro l'ombra di un essere robusto e con collo taurino?
"Essere robusto? Collo taurino?" mormorò pensieroso Dedalo: " O è il fantasma del Minotauro o è Adriano Pappalardo. Visto che Pappalardo non è ancora stato inventato non può che essere lo spirito del nostro temibile nemico in cerca di vendetta.
Presto, fuggiamo figlio mio!!"
La ali costruite da Dedalo (non si sa come) iniziarono a muoversi sulla schiena sua e del figlio e i due fuggirono dal labirinto.
Il seguito della storia lo conoscete tutti.
La cera delle ali di Icaro si sciolse ed egli cadde in mare.
Fu il primo incidente aereo della storia.